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Tre serie sul rap di cui non potrete fare a meno (ma anche no)

Atlanta

Scritta e interpretata da Daniel Glover (ricordate Comunity?) con l’aiuto del fratello più giovane Stephen. Una bella carrellata intima sulla scena (rap) di Atlanta e sulla (vita) scena attraversata da Daniel mentre cerca interpretare il ruolo di manager di un rapper (suo cugino) con contorno di relazione sospesa con compagna e figlia a carico e il ricordo dell’università dietro l’angolo. Comedy intimista con sfondo rap ricca di momenti surreali.

Empire

Qui ci troviamo invece lontani dal flavour indie di cui sopra, nel prodotto finale e nell’interpretazione. L’impero è quello di una famiglia cresciuta, socialmente e economicamente, nel rap, che grazie al patriarca (rapper old school di talento) e un mucchio di soldi sporchi ha potuto creare e gestire un’etichetta discografica. Questa nella sua evoluzione ad impresa causerà scontri ed evoluzioni familiari non del tutto imprevedibili, sopratutto per patrimonio gangsteristico che il patriarca non ha mai dimenticato. La matriarca che esce di prigione complica gli sporchi piani del suo ex, et altro. Beautiful con il rap.

The Get Down

Prodotta da Baz Lhurman è una rivisitazione, dalle basi, della storia del rap con il suo multi-stratificato background, che ne fa il movimento DIY per antonomasia. Dj Cool Herc, Grandmaster Flash, i Furious Five, il djing, i film di kung fu, il soul, la disco, tutto preso e frullato in un prodotto vagamente cartoon, vagamente glitter e funk, vagamente black. Si sente spesso la distanza dal reale,anche se viene compensato da momenti molto cinematografici. Godibile ma rinunciabile, infatti non ne è stata confermata altra stagione oltre la prima. Quasi mi dispiace però

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